Doriana Comanda Team manager MSA Soccer School

La Matera Sport Academy Soccer School amplia la propria famiglia e nomina il Team manager di un settore giovanile che prevede categorie provinciali e regionali e vedrà impegnate le formazioni di Invicta Matera e Matheola. Si tratta di Doriana Comanda, da alcuni anni già in forza al sodalizio ma da semplice collaboratrice, come lei stessa ricorda: “Questa lunga storia d’amore è iniziata ben 6 anni fa, quando ricoprivo il semplice ruolo di collaboratrice per poi, anno dopo anno, conseguire una conquista dopo l’altra fino ad arrivare alla stagione appena iniziata, in cui ricoprirò il ruolo di team manager del progetto MATERA SPORT ACADEMY. Ho cominciato senza nemmeno riuscire a dire un semplice ciao, senza essere in grado di fare un fischio per dare il via ad una partitella della categoria Piccoli amici. Ho ascoltato, osservato, scrutato, assorbito e assimilato tanto da tutti, dai presidenti ai custodi, dagli allenatori agli autisti. Il mio punto di forza è stato la voglia di vincere la sfida contro me stessa che mi portava ad essere insicura e timida; la vera esperienza l’ho acquisita sul campo, stando a stretto contatto con il “calcio”. Un anno fa circa ho poi partecipato al corso per dirigenti sportivi organizzato dalla Figc Basilicata, ottenendo appunto l’attestato da dirigente, ma in cantiere c’è la partecipazione al corso per collaboratori della gestione sportiva e a quello per allenatori Uefa C, ai quali non ho potuto partecipare fino ad ora per il requisito dell’età”.

A questa punto è d’obbligo informarsi sulle mansioni di una giovane team manager come lei: “Il mio ruolo è abbastanza delicato. Una sorta di trait d’union fra i quadri dirigenziali, i giocatori e le famiglie. Cerco di essere il punto di riferimento costante fuori dal campo, ma allo stesso tempo sempre presente in campo.  Devo sempre essere in grado di dare una soddisfacente risposta alle richieste e alle problematiche di allenatori, ragazzi e genitori. Devo occuparmi di quegli aspetti di contorno, ma non per questo meno importanti, che permettano ai protagonisti di percepire la sensazione che sia tutto sotto controllo e che si può quindi lavorare per un obiettivo comune che, nel mio caso, è la creazione di un gruppo famiglia.  E poi c’è tutto l’aspetto coordinativo ed organizzativo di attività di supporto per partite, allenamenti e trasferte”. In sei anni tante le emozioni e le esperienze vissute da Doriana Comanda: “Di momenti belli ce ne sono stati tanti, troppi, che prescindono dall’innalzare al cielo un trofeo. Le emozioni più forti sono state vedere i ragazzi superare i loro limiti, arrabbiarsi per una panchina di troppo, precipitarsi a chiedere aiuto e poi lì subito pronti a stingere i denti, senza mai abbattersi. Le emozioni più belle sono i sorrisi e gli abbracci di ragazzi ed allenatori. Come anche il brivido che mi percorre ogni volta che calpesto quel terreno perché è come se fosse sempre la prima volta. Ciò che non dimenticherò, inoltre, sono le telefonate anche all’una di notte del sabato sera o alle 6 del mattino per organizzare le ultime necessità per le partite”. In chiusura, ovvio domandarsi dove e come nasca la passione per il calcio di Doriana: “È nata in maniera ibrida.

Da un lato è sicuramente una passione innata: ho sempre preferito un pallone ad una Barbie, ho sempre preferito giocare a pallone per strada piuttosto che giocare a “fare la mamma”, ho sempre preferito i tacchetti ai tacchi a spillo. E pensare che, già quando frequentavo la Scuola dell’infanzia, a differenza delle altre bambine, mi divertivo disegnando i calciatori, nello specifico impazzivo per Ronaldo il Fenomeno. Dall’altro lato il vero impulso e la spinta giusta sono stati i mondiali del 2006 che hanno acceso quella lucina nascosta in me e, soprattutto, la fortuna di avere un padre con la stessa malattia – passione, che non mi ha mai ostacolato, anzi mi ha sempre spronato a confrontarmi con questo mondo meraviglioso e a dare sempre il massimo con umiltà, pazienza, presenza, rispetto dei ruoli, abilità di gestione dei rapporti e dei conflitti e leadership. Fondamentali però disponibilità, ascolto e passione, tanta passione”.